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Cina e Giappone verso una nuova era

July 5, 2019

Economia, Politica

(free) - di Paolo Balmas -

Il Giappone e la Cina sono pronti a intraprendere una nuova era di relazioni economiche e diplomatiche. Questo è l’atteggiamento con cui Xi Jinping e Abe Shinzo si incontrano al G20 di Osaka. Il premier giapponese Abe ha invitato il presidente cinese Xi per un vertice bilaterale durante il prossimo ‘periodo della fioritura dei ciliegi’, ovvero la primavera del 2020. Le relazioni sino-giapponesi sono state caratterizzate per decenni dagli attriti dovuti alle passate aggressioni militari risalenti alla prima metà del secolo scorso e alle dispute territoriali per le piccole isole Senkaku (o Diaoyu in cinese). Tuttavia, al di là dei problemi a livello diplomatico, le relazioni economiche fra i due giganti dell’Asia orientale si sono intensificate negli ultimi decenni e ancor di più negli ultimi anni. Fino al punto che si può parlare davvero di una potenziale nuova era.

Il tema principale di questa nuova era sino-giapponese consiste nella cooperazione negli investimenti in paesi terzi relativi, in particolare, alle infrastrutture in Asia e anche oltre. Chiaramente, l’attenzione è puntata sul programma di matrice cinese della Cintura economica. Il Giappone non è solo un partner eccellente per le competenze tecniche e tecnologiche in molti settori, ma negli ultimi anni si è rivelato il maggior competitor della Cina; soprattutto nei paesi del Sud Est asiatico. Infatti, nelle maggiori economie dell’Asean (Indonesia, Vietnam, Malesia, Singapore, Filippine e Tailandia) i progetti infrastrutturali finanziati dal Giappone ammontano a circa 370 miliardi di dollari, mentre quelli cinesi a circa 255 miliardi di dollari.

Bisogna notare, tuttavia, la distribuzione geografica di tali investimenti. Oltre la metà di quelli giapponesi sono concentrati in Vietnam, dove il più costoso riguarda la ferrovia ad alta velocità fra Hanoi e Ho Chi Minh City (58,7 miliardi di dollari). La Cina, invece, ha distribuito le risorse in modo più esteso, anche se il 36% (oltre 90 miliardi di dollari) li ha investiti in Indonesia, dove il progetto più costoso è la centrale idroelettrica sul fiume Kayan (17,8 miliardi di dollari). Il Giappone vince anche sul numero totale di progetti finanziati, 240 contro i 210 cinesi. In ogni caso, il dato più interessante che emerge dall’analisi degli investimenti giapponesi riguarda proprio la Cina. Infatti, nel 2018 gli investimenti di Tokyo in Cina sono aumentati del 16,5% rispetto all’anno precedente e hanno raggiunto quasi i 4 miliardi di dollari. Tale aumento è in contrasto con l’aumento totale degli investimenti stranieri in Cina, che nello stesso periodo sono aumentati solo del 3%, raggiungendo i 135 miliardi di dollari in totale.

La nuova era sino-giapponese non riguarda solo gli investimenti ma anche la sicurezza. Quando il premier Abe si recò in Cina lo scorso ottobre, Pechino aveva ventilato l’idea per una nuova intesa con Tokyo sul piano della sicurezza. La proposta arrivava sulla scia del deterioramento delle relazioni fra la Cina e gli Stati Uniti. L’idea di fondo è di eliminare ogni tipo di potenziale crisi, soprattutto in relazione alle isole nel Mar cinese orientale, come era accaduto nel 2011 e intorno alle quali aleggia una tensione latente facilmente infiammabile e capace di disturbare il dialogo su altri piani, ad esempio quello della cooperazione economica. Un’apertura sul piano della sicurezza aumenterebbe di certo il livello di fiducia reciproca. Un fattore non trascurabile se inserito nel contesto della presenza statunitense nella regione, del processo di pace fra Giappone e Russia e, soprattutto, in relazione alla futura e necessaria apertura della Corea del Nord.

- Newsletter Transatlantico N. 19-2019

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