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Il settore nucleare vuole l’uranio verde e pulito

May 27, 2021

Economia, Notizie

(free) – di Paolo Balmas –

Un gruppo di pressione in favore dell’energia nucleare, costituito da agenzie nazionali di settore, si è messo al lavoro per convincere le maggiori potenze mondiali che non si può fare a meno del nucleare se si vuole raggiungere l’obiettivo ‘net zero’ nei prossimi anni, cioè produrre energia senza l’uso di carbone o idrocarburi. L’obiettivo del gruppo, fra cui ci sono le agenzie canadese e giapponese fra molte altre, è di far ottenere al nucleare lo stesso accesso ai finanziamenti che attualmente godono le tecnologie necessarie a produrre energia rinnovabile. In altre parole, il gruppo si batte per far riconoscere dai governi l’energia nucleare come pulita. Al di là di questa posizione poco convincente, date le scorie radioattive di uranio che dovranno sempre essere smaltite, il gruppo ha un’argomentazione piuttosto pragmatica. Secondo le loro stime, nei prossimi venti anni si perderanno circa 100GW di generazione elettrica nel mondo a causa della dismissione delle centrali nucleari attualmente attive. Tale produzione dovrebbe essere rimpiazzata insieme all’energia ora prodotta da carbone e idrocarburi e il mercato delle rinnovabili non potrebbe farcela da solo, soprattutto se si considerano le previsioni di crescita nei consumi energetici.

Fatta eccezione per alcuni paesi europei, con la Germania in testa, il generale consenso per le nuove tecnologie nucleari si sta diffondendo. Ad esempio, il Partito democratico della Corea del Sud ha chiesto all’amministrazione di Moon Jae-in di prendere come esempio gli Stati Uniti sul fronte della politica energetica e riconsiderare il nucleare per il futuro del paese. In particolare, in Corea, si vuole puntare alla produzione dei nuovi Small Modular Reactors (SMR), reattori in ‘miniatura’, per raggiungere la ‘carbon neutrality’ entro il 2050. Ciò permetterebbe alle imprese coreane di assicurarsi una maggiore indipendenza energetica (ma maggiore dipendenza dall’uranio), e una porzione del mercato mondiale nella produzione di SMR. Intanto, negli Usa il mercato si allarga e, insieme al Canada, si stanno producendo centrali galleggianti per fornire energia alle regioni costiere. Anche la Danimarca si è messa all’opera, con l’intento di conquistare una porzione del mercato asiatico.

L’amministrazione Biden ha segnato già il futuro di questo settore. Gli investimenti hanno generato grandi movimenti finanziari, specialmente nel mercato dell’uranio. Se da un lato gli investitori sono concentrati in questo periodo a individuare quali metalli avranno più peso nelle catene di valore delle nuove tecnologie rinnovabili, dall’altro hanno già decretato che l’uranio è uno dei minerali del futuro. Mentre una buona parte del pianeta punta al nucleare, con il presidente Biden in prima linea, l’inviato per il clima della Casa Bianca, John Kerry, continua la sua attività diplomatica per creare un consenso più ampio sugli obiettivi ambientali dall’Amministrazione. Kerry ha chiesto anche alla Cina una maggiore cooperazione, dimostrando che su alcuni temi il dialogo con Pechino deve rimanere vivo. La prima centrale eolica offshore degli Usa, il cui progetto è stato approvato la settimana scorsa, permetterà a Kerry di mostrare l’impegno del suo governo in materia ambientale.

– Newsletter Transatlantico N. 18-2021

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