Sergey Lavrov and Wang Yi

Dagli Usa alla Cina passando per la Russia: un mondo di sanzioni botta e risposta

March 30, 2021

Economia, Notizie Brevi, Strategia

- di Paolo Balmas -

Dopo l’incontro in Alaska fra i rappresentanti di Usa e Cina della scorsa settimana, i due paesi hanno effettuato una serie di manovre economiche e diplomatiche che lasciano presagire una stagione più movimentata di quella di Trump negli affari internazionali di Washington. In effetti, i toni duri dello scontro cominciato sotto la presidenza Trump non solo vengono mantenuti dalla nuova amministrazione Biden ma, in qualche modo, rischiano di raggiungere livelli più preoccupanti, seppur lasciando sempre finestre aperte per il dialogo su temi di interesse comune. La prima reazione da entrambe le parti è stata di rafforzare le proprie alleanze. Da un lato gli Usa hanno coinvolto Canada, Gran Bretagna e Unione Europea nella stesura delle nuove sanzioni contro la Cina in relazione alla violazione dei diritti umani della popolazione musulmana della provincia cinese dello Xinjiang da parte di Pechino. Inoltre, hanno rinnovato la volontà di ricostruire i rapporti con l’Europa, specialmente attraverso la Nato. Dall’altro, la Cina si è avvicinata alla Russia e ha anche risposto alle sanzioni occidentali con le proprie, contro dieci individui fra cui un europarlamentare francese e un politico belga.

 In queste dinamiche, la Russia sembra aver trovato uno spazio di primo piano. Il viaggio in Cina del Ministro degli Esteri, Lavrov, è stato accompagnato da una serie di proposte per contrastare le politiche delle sanzioni nordatlantiche. Lavrov e la sua controparte cinese hanno toccato punti nevralgici, come l’uso del dollaro e della rete di messaggistica SWIFT per effettuare i pagamenti interbancari. Mentre nel primo caso un maggiore uso diretto di rublo e yuan per gli scambi e gli investimenti potrebbe essere entro certi limiti reale, nel secondo, rinunciare alla rete di messaggistica sembra rientrare in un quadro più utopico, almeno per il momento. L’idea di creare alternative è sempre esistita in alcuni ambienti, poiché è ben noto che lo SWIFT è lo strumento per implementare le sanzioni economiche e il caso dell’Iran è esemplare. Se si bloccano i messaggi, le transazioni non possono essere effettuate. Anche per la Cina è un potenziale problema, infatti per circa il 95% delle crescenti operazioni offshore in renminbi si utilizza questa rete. Lavrov ha anche trovato lo spazio per una forte critica contro l’UE, asserendo che se oggi non esistono più relazioni con la Federazione russa la colpa è solo di Bruxelles.

Di recente, gli Usa si sono impegnati in operazioni su vari fronti, oltre a quello cinese, con l’arma delle sanzioni economiche per colpire la Russia e non solo. Fra queste ve ne sono due di particolare rilievo. Una contro la Germania in relazione al progetto energetico russo-tedesco di Nord Stream II e una seconda contro l’India per aver acquistato il sistema antimissilistico russo S400 (che si aggiunge a un’altra contro la Turchia per lo stesso S400). La reale efficacia di questi provvedimenti è dubbia, poiché per il momento sembra chiaro che la Germania e la Russia non chiuderanno Nord Stream II e l’India, come del resto la Turchia, non rinuncerà al sistema S400, per cui oltre tutto ha già versato 800 milioni di dollari. In fondo, nemmeno la Cina cambierà rotta in Xinjiang, né Putin chiederà scusa per le azioni contro i suoi avversari politici (che ovviamente gli sono costate delle sanzioni). Per il momento il risultato della politica di Washington è di aver avvicinato Mosca a Pechino, i cui rappresentanti hanno trovato terreno comune nel voler difendere, come hanno dichiarato, un mondo basato sul diritto internazionale e si dicono pronti a contrastare sanzioni ‘illegittime’. Non si direbbe una vittoria diplomatica Usa, a meno che non sia parte di un piano di più ampio respiro.

Nei mari contesi a sud delle proprie coste, invece, la Cina continua a espandersi, creando così attriti con i vicini che reclamano le stesse proprietà, principalmente Filippine e Vietnam, e offrendo agli Usa terreno per nuove manovre. Nell’arco di pochi giorni la Cina ha ampliato la superficie di un altro atollo nell’arcipelago delle Spratly e ne ha rivendicato la sovranità. Inoltre, più di 200 pescherecci cinesi si sono riversati nelle stesse acque che le Filippine rivendicano per le proprie attività di pesca. In risposta Manila ha inviato la marina militare, che in queste ore sta approcciando la zona in questione. Chiaramente, gli Usa sostengono le lamentele del loro alleato asiatico. Nelle stesse ore, la Geospatial Intelligence Agency degli Usa ha svelato il progetto per redigere un rapporto completo sulle condizioni delle forze armate cinesi basato su un dettagliato rilevamento satellitare, il quale verrà reso pubblico nel 2025. Dati i crescenti attriti fra le forze nei mari contesi, non è da escludere l’eventualità che la marina militare cinese venga messa alla prova entro questo stesso arco di tempo.

Si procede verso un mondo condizionato da sanzioni economiche che dovrebbero essere in qualche modo anche chirurgiche, nel senso che colpiscono spazi ridotti e ben precisi, lasciando aperti canali per il dialogo in altri ambiti. Si creano così scenari contraddittori. In Cina continuano a entrare capitali dagli Usa e molte istituzioni finanziarie americane hanno stabilito di recente nuovi uffici a Shanghai per sfruttare l’apertura dei mercati finanziari cinesi. In Russia, gli importatori di petrolio americani aumentano gli ordini, fino al punto che il petrolio russo ha raggiunto una porzione di quasi il 7% delle importazioni totali degli Usa (equivalenti a quasi il 5% della produzione totale russa). La Russia, si dice, avrebbe riempito un vuoto lasciato dal Venezuela, altro paese colpito da sanzioni economiche, i cui effetti però si sono visti e in tempi piuttosto ristretti.

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