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Domande scomode sul Covid tra Usa e Europa

November 6, 2020

Cultura, Economia, Notizie Brevi, Politica

Negli Stati Uniti i nuovi casi giornalieri del contagio da Covid-19 sono arrivati a 121 mila il 5 novembre, un numero record. Nelle ultime settimane si è visto un grande aumento in alcune parti del paese, per esempio negli stati centrali delle grandi pianure, e anche tra il Midwest e il centro-nord. Con questa nuova ondata si tende a puntare il dito ancora di più a Donald Trump, tanto da chiedersi come hanno fatto quasi il 48% degli americani a votarlo nelle recenti elezioni presidenziali.

Così facendo, però, si rischia di commettere un errore simile a quello che ha dominato nei media mainstream negli ultimi anni in merito a Trump e ai populisti in generale: supporre che gli elettori siano di fatto stupidi, incapaci di capire che stanno votando contro se stessi. E’ un argomento che riprende nuovo vigore con i risultati del voto del 3 novembre, in cui il presidente americano ha fatto meglio del previsto; ma in realtà – al di là del risultato finale – dovremmo ragionare seriamente sul perché permane una profonda sfiducia di una parte della popolazione verso le istituzioni del paese.

Per capire meglio il punto, guardiamo i numeri del virus in Europa. In Italia i nuovi casi giornalieri sono stati 34.500 il 5 novembre; in Svizzera si è arrivati oltre 10 mila. Facciamo un paragone con gli Usa. La popolazione americana è di 330 milioni, quella italiana 60 milioni, e quella svizzera 8,6 milioni. A parità di popolazione, rispetto ai 121 mila casi americani, i nuovi casi sarebbero: per l’Italia circa 190 mila, e per la Svizzera circa 388 mila. Si possono fare calcoli simili per altri paesi europei, alcuni sopra e alcuni sotto rispetto ai numeri americani.

Cosa significa? In Italia si è fatto un lockdown pesante all’inizio della pandemia, e si è arrivati a livelli molto bassi di nuovi casi e morti, tanto da essere invidiati da molti altri paesi. Ma come dice il noto virologo Andrea Crisanti, il ritorno al lockdown oggi rappresenta senza dubbio un fallimento, l’incapacità di mettere in piedi un sistema efficace per fermare la diffusione del virus.

E’ stato dunque tutto invano? Certamente si sono salvate vite, e questo è il punto fondamentale. Ma con la nuova ondata l’Italia si avvicina anche agli Usa per il numero di morti pro capite. Ora la situazione viene considerata fuori controllo, e le conseguenze sono pesanti, sia per la salute sia per l’economia.

Torniamo alla politica: cosa pensano gli italiani, gli svizzeri, i francesi, i tedeschi? E’ tutta colpa di chi è attualmente al governo, che andrebbe cacciato subito? Forse sì, diranno molti. Ma nei primi mesi della pandemia il Governo Conte ha visto crescere i suoi consensi, e anche oggi rimane comunque intorno al 50%.

Certo, l’atteggiamento di buona parte dei governi europei è stato diverso da quello di Trump, che ha minimizzato e spinto per tenere aperta l’economia, per non parlare della mancanza di attenzione su temi come le mascherine e il distanziamento sociale. Ma i numeri di oggi perlomeno ci devono fare riflettere: se il lockdown non è servito a fermare il virus, allora forse la via di mezzo seguita negli Usa non è da scartare a priori. Ragionare su una risposta differenziata in base alla gravità della situazione nei diversi territori, e pensare di tenere aperta l’economia e le scuole mentre si lavora per proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione non è del tutto irrazionale.

La soluzione ultima – vaccino a parte – sembra trovarsi nei sistemi di tracciamento dei contatti e dei tamponi rapidi per chiunque venga in contatto con i positivi, sistemi attuati con efficacia in alcuni paesi asiatici. Ma in Occidente la brutta realtà è che non si salva quasi nessuno su questo fronte, a prescindere dal tipo di misure prese.

A questo punto i ragionamenti politici vanno fatti con meno superficialità. Se vogliamo capire perché un americano del South Dakota o dell’Iowa vota Trump, non possiamo pensare di schematizzare il comportamento degli elettori in base ad una variabile unica, il numero di casi del coronavirus. Come il cristiano conservatore vota Trump nonostante il presidente abbia pagato una porno star per non parlare della loro relazione, e come oltre il 30 per cento degli ispanici hanno votato Trump nonostante i suoi attacchi agli immigrati, anche il cittadino preoccupato per la pandemia può sostenere il presidente per altri motivi, o perfino concordare con un approccio che evita le misure drastiche. Occorre ragionare, trattare le persone come esseri pensanti, che non prendono le loro decisioni sulla base di un fattore unico, quello che sembra scontato ad una classe di esperti che vive in un mondo diverso dal loro. Altrimenti si rischia di non capire nulla, e di aggravare una divisione politica e culturale che pervade la società su molti temi, non solo il coronavirus.

- Newsletter Transatlantico N. 31-2020

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