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La (lenta) conquista cinese dell’Europa

December 15, 2017

Economia, Strategia

- analisi di Paolo Balmas -

Ogni giorno che passa la strategia di espansione cinese in Europa appare sempre più chiara. Si svolge su due direttrici principali che non hanno un confine netto, una finanziaria e una economica. La seconda si riferisce all’economia reale, per lo più alla realizzazione di progetti infrastrutturali. Oggi è possibile cominciare a delineare le prime tappe di quella che sta diventando una conquista progressiva dello spazio economico europeo. Non si tratta di una definizione necessariamente negativa, ma è senz’altro necessario capire cosa sta succedendo, visto che quando si parla di Cina una certa confusione e molti preconcetti ostacolano la vista e la comprensione di uno dei fenomeni più importanti e determinanti per il futuro dell’Europa.

Innanzitutto, la crisi del 2007-08 si è trasformata in un’opportunità e ha concesso uno spazio di manovra che la Cina non si è fatto sfuggire. Infatti, al 2009 risale la prima grande ondata di investimenti, soprattutto in quei paesi maggiormente esposti alle dinamiche innestate dalla crisi stessa, come Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. Una seconda ondata, considerevolmente maggiore, è arrivata nel 2013, in concomitanza con il lancio, annunciato dal presidente Xi Jinping, della Belt and Road Initiative (BRI), il programma di sviluppo infrastrutturale a cavallo dei continenti eurasiatico e africano per aumentare la connettività dei mercati, principalmente europeo e cinese. In questi anni, il grosso degli investimenti si è spostato verso i grandi d’Europa: Germania, Italia, Francia e Gran Bretagna. Gli investimenti diretti all’estero (FDI) della Cina in Europa hanno superato quelli in America del Nord e in America del Sud.

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