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Il blackout in Crimea preannuncia la guerra del futuro

November 27, 2015

Economia, Strategia

(free) – di Paolo Balmas –

Lo scorso fine settimana sono stati abbattuti con esplosivo quattro piloni della rete elettrica che trasportano l’energia dall’Ucraina alla Crimea. La penisola, annessa nel marzo 2014 alla Russia in seguito a un referendum locale, è rimasta al buio. Nelle città di Sinferopoli, Yalta e Saky i servizi di base dipendenti dall’energia elettrica, come ospedali e trasporti urbani, sono rimasti in funzione grazie ai generatori di emergenza. Le case private e molti edifici istituzionali, invece, non hanno avuto modo di salvarsi dal blackout. Le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza poiché la maggior parte della popolazione (circa due milioni di persone) sono prive di servizi fondamentali, compresa la fornitura di acqua.

Le autorità ucraine hanno dichiarato che le squadre inviate per risolvere i problemi sulla linea hanno trovato sul luogo attivisti, per lo più di origine tatara, che non hanno permesso l’intervento di riparazione. Gli attivisti hanno tentato di diffondere la notizia secondo cui i danni sarebbero stati provocati da forti raffiche di vento. I tecnici ucraini della compagnia elettrica di stato hanno constatato che si è trattato di esplosioni. Di conseguenza le autorità russe hanno definito l’accaduto un atto di terrorismo.

La tensione è salita velocemente, al punto che si rischia una escalation di portata nazionale e internazionale. Si temono ripercussioni nel processo di pace relativo alla guerra civile nel Donbass. Le minacce fra i governi ucraino e russo sono già state pronunciate negli ultimi due giorni.

Il premier ucraino Yatsenyuk ha fatto sapere che il suo governo ha temporaneamente bloccato parte del flusso commerciale verso la penisola della Crimea. In risposta il Cremlino ha utilizzato la leva delle risorse naturali, intimidendo gli interlocutori con un eventuale blocco della fornitura verso l’Ucraina di gas e di carbone. Kiev ha aggiunto così la possibilità di bloccare il commercio dei beni alimentari che riforniscono gran parte dei supermercati della penisola.

Sul fronte turco, invece, malgrado le tensioni dovute all’abbattimento del caccia russo, i rappresentanti dei ministeri dell’energia di Mosca e di Ankara hanno sottolineato che l’accaduto non mette in discussione le trattative per la realizzazione del progetto congiunto Turkish Stream. La Turchia è il secondo cliente di gas naturale russo, secondo le stime di Gazprom.

Lo scenario lascia presagire le armi che saranno utilizzate nei conflitti del prossimo futuro. La dipendenza dalle risorse energetiche è più che mai la principale fonte di forza o debolezza delle nazioni e l’opposizione fra Mosca e Kiev non è altro che una delle attuali vette sotto le quali si svolge una più ampia e silenziosa guerra per il controllo dei mercati mondiali dell’energia.

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