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Primarie Usa: la ripresa di Elizabeth Warren

June 19, 2019

Notizie Brevi, Politica

(free) – di Andrew Spannaus -

Tra gli oltre 20 candidati alle primarie democratiche per le elezioni presidenziali del 2020 negli Stati Uniti, sta emergendo un gruppo di testa, composto da Joe Biden, Bernie Sanders, Elizabeth Warren, Pete Buttigieg e Kamala Harris.

Biden ha annunciato la sua corsa dopo gli altri – anche se la sua candidatura era largamente attesa – e ha subito occupato il primo posto nei sondaggi. L’ex vice presidente si presenta come il candidato meglio posizionato per battere Donald Trump, e chiaramente una parte dell’elettorato concorda, seppur sia molto presto per valutare il sostegno effettivo che potrà raccogliere l’anno prossimo. E’ noto che nell’establishment americano Biden è visto molto bene, considerato una speranza non solo per sconfiggere Trump, ma per riportare al comando dello Stato una figura ben conosciuta e vicina alle istituzioni.

E’ proprio quest’ultima caratteristica che potrebbe rappresentare il punto debole di Biden, e renderlo in realtà un rischio per i democratici. Hillary Clinton non è riuscita a presentarsi come una novità, pur essendo potenzialmente la prima presidente donna. In un momento di fermento anti-establishment, è sembrata l’incarnazione del sistema, e ne ha pagato le conseguenze. Tra i democratici, Biden è l’unico che può essere visto nella stessa luce, come un ponte al passato. Lui punta proprio sulla memoria di tempi migliori, con Barack Obama, ma non va dimenticato che una parte dell’eredità di Obama è l’elezione di Trump; evidentemente il livello del disagio tra gli elettori era piuttosto alto alla fine del suo mandato.

E’ opinione diffusa tra gli esperti in Europa che Trump riuscirà ad essere rieletto senza grandi difficoltà. La realtà, invece, è che la strada del presidente sarà in salita: ha vinto di strettissima misura nei tre stati fondamentali (Pennsylvania, Michigan e Wisconsin) ed ora l’effetto novità è scomparso. Occorre andare oltre la superficialità della narrazione comune sulla forza dell’economia americana; basti ricordare che la disoccupazione era già al 5% quando fu eletto Trump, e che per molti americani le condizioni economiche sono cambiate poco (dedicheremo un’analisi all’economia americana nelle prossime settimane).

I candidati numero 2 e 3 nei sondaggi tra i democratici sono Bernie Sanders e Elizabeth Warren. I due sono molto simili in termini di posizionamento politico, e pescano dallo stesso bacino elettorale, piuttosto ampio come dimostrato da Sanders 3 anni fa. Il fattore nuovo è che dopo un inizio un po’ difficile, Warren ora sta risalendo la china, incalzando Sanders per il secondo posto. La competizione tra i due sarà fondamentale per determinare gli equilibri quando si comincerà a votare a gennaio, in quanto sarebbe ragionevole che uno solo andasse avanti, per rappresentare l’ala progressista del partito.

Warren sta migliorando il suo posizionamento per due motivi: da una parte la sensazione che forse il momento di Sanders sia passato, e dall’altro grazie alla raffica di proposte economiche dettagliate presentate dalla Senatrice del Massachusetts nei primi mesi della campagna. Propone una politica industriale che tocca numerosi settori dell’economia, sotto il nome del “patriottismo economico”. Con questo, attacca direttamente la globalizzazione e “le politiche di Washington – non delle forze inevitabili del mercato – come le cause fondamentali dei problemi per i lavoratori americani”. La parola “nazionalismo” non è in voga, ma Warren non ha alcun problema ad invocare la difesa dei posti di lavori americani, attraverso misure aggressive per porre fine alle politiche commerciali degli ultimi decenni.

Se il candidato democratico adotterà un approccio di questo tipo, rappresenterà un grande problema per Trump; invece di difendere gli errori globalisti dell’establishment, dovrà parlare in modo credibile agli americani delusi, che giustamente non hanno più creduto a chi proponeva una riedizione delle politiche fallite della globalizzazione. E’ da notare, infatti, che il patriottismo economico di Warren ha ricevuto degli encomi perfino da parte di alcuni commentatori della rete Fox News, convinti sostenitori del presidente.

Ci sono alcuni aspetti del programma di Warren, sull’ambiente e sui temi culturali, che potrebbero rendere più difficile per lei costruire una base di sostegno trasversale, ma ad oggi, tra i candidati democratici, la sua campagna sembra quella più vicina al tipo di rottura rivoluzionaria rappresentata da Franklin Delano Roosevelt oltre 80 anni fa.

- Newsletter Transatlantico N. 18-2019

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