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Le banche cinesi e il regno della quantità

November 1, 2019

Economia

- di Paolo Balmas -

McKinsey & Company, la più grande e influente società di consulenza, nota anche come CEO Factory per avere fra i suoi “ex alumni” alcuni dei più famosi manager alla guida di grandi corporazioni (Google e Facebook sono due esempi), ha pubblicato di recente il suo rapporto annuale sulla salute delle 1000 banche più grandi del mondo. Lo studio sottolinea come la bassa redditività delle banche sia un segno preoccupante per l’economia globale. Non solo il 35% di queste banche non sopravvivrebbe a una nuova fase di recessione, ma per molte la salvezza sarebbe garantita solo da una fusione con un’altra banca.

Il rapporto, che considera possibile il fallimento di circa 350 banche fra le 1000 più grandi, ovvero avverte sui rischi di un cataclisma economico senza precedenti, valuta che circa il 60% di queste banche distrugge valore invece di crearlo e catturarlo. Fra le cause è segnalata la geografia (che, bisogna ricordarlo, implica la cultura economica, l’etica e l’interpretazione delle regole, fra l’altro, e non solo la collocazione nello spazio), con l’esempio degli Stati Uniti dove le banche notoriamente rendono di più che in Europa o in Cina (nel rapporto si ci riferisce al ROTE: Return on tangible equity).

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