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La Cina nel Medio Oriente che cambia

March 31, 2018

Economia, Strategia

- di Paolo Balmas -

A partire dal 26 marzo fino al 13 aprile 2018, un gruppo di archeologi cinesi sarà in missione presso il sito di al-Serrian in Arabia Saudita. Considerato una tappa della Via della Seta, l’antico porto arabo oggi rappresenta un punto d’incontro fra Pechino e Riyadh. Manufatti e monete cinesi sono stati trovati nei porti antichi di tutto l’Oceano Indiano, fino alle coste dell’Africa Orientale e del Mar Rosso. Dopo oltre mezzo millennio di rinuncia all’espansione attraverso i mari, Pechino sta ricostruendo qualcosa che ritiene proprio e naturale, ovvero la parte marittima della Cintura economica che unisce l’Europa alla Cina. Una missione archeologica sulla penisola arabica rappresenta una nuova forma del soft power cinese, che ha, fra l’altro, la funzione di riportare in superficie un passato comune, un legame storico quasi dimenticato e, soprattutto, ignorato o mantenuto ai margini della conoscenza dalla storia scritta in Occidente. Si tratta decisamente di una notizia di secondo piano (se non insignificante) rispetto a tutto ciò che sta accadendo nella regione, ma assume un certo valore se considerata in relazione al ruolo della Cina in un Medio Oriente in piena trasformazione.

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