Stato Islamico

L’attacco di Manchester e la Libia

June 2, 2017

Notizie Brevi, Strategia

(free) - di Paolo Balmas -

Dopo l’attacco terroristico di Berlino a dicembre 2016, quello di Manchester del 22 maggio 2017 è il secondo che porta gli investigatori fino in Libia. I servizi di sicurezza europei sono ormai convinti che la Libia sia un nuovo crescente centro organizzativo per gli attacchi coordinati dallo Stato Islamico e diretti ai paesi europei e al nord Africa.

Le indagini di Manchester hanno portato, nel giro di quarantotto ore, all’arresto a Tripoli da parte della Rada Special Deterrence Force di due familiari di Salman Abedi, l’autore dell’attacco di Manchester che ha causato 22 vittime e 59 feriti. Il padre è un ex combattente del Gruppo islamico di combattimento, un’organizzazione libica che in passato era legata ad Al-Qaeda e avversa a Gheddafi; il fratello, invece, ha confessato di essere membro dello Stato Islamico come Salman. Quest’ultimo avrebbe ricevuto dal fratello minore circa 2500 sterline a metà aprile e avrebbe fatto visita alla famiglia una settimana prima dell’attacco.

Sebbene l’attacco sia stato rivendicato dallo Stato Islamico, nel comunicato non si faceva menzione del nome del “martire”, che invece è solitamente indicato. L’anomalia lascia pensare a un livello di parziale autonomia delle forze operanti in Libia rispetto a quello che è riconosciuto come il sistema di comando dello Stato Islamico.

Nelle discussioni sugli attacchi terroristici in Europa continua a mantenere il primo piano la figura del lupo solitario, sempre pronto a immolarsi per la sua causa e capace di operare da solo. Al contrario, si ragiona sempre meno sull’esistenza di una rete clandestina ben organizzata e capace di operare sul territorio del Vecchio Continente. Ad esempio, si deve tener conto del fatto che qualcuno ha aiutato (o almeno istruito) l’attentatore a realizzare l’ordigno esplosivo.

- Newsletter Transatlantico N. 27-2017

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