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Cause ed effetti del terremoto elettorale negli Usa

February 11, 2016

Politica

- di Andrew Spannaus -

Il progetto dell’establishment di riprendere il controllo della corsa tra i candidati repubblicani con l’astro nascente Marco Rubio si è arenato dopo l’implosione di Rubio nel dibattito di sabato sera. E sul lato democratico Bernie Sanders comincia a preoccupare seriamente Hillary Clinton. Analizziamo cause ed effetti di una stagione politica insolita negli Stati Uniti.

Le primarie presidenziali nel New Hampshire hanno reso ancora più evidente la difficoltà dell’establishment americano di influenzare gli elettori nella campagna elettorale. Con le vittorie nette di Donald Trump e di Bernie Sanders – una settimana dopo il primo posto di Ted Cruz nell’Iowa – le speranze di vedere il crollo veloce degli outsider si sono rivelate solo una fantasia.

In entrambi i partiti vanno bene i candidati non graditi al mondo politico ed istituzionale di Washington, e cominciano a profilarsi delle battaglie dure ed imprevedibili per arrivare alle nomination dei due candidati che si sfideranno nelle elezioni di novembre.

Per capire le cause di questa situazione occorre prima di tutto sfatare un mito.

I media tendono a far credere che il sostegno per personaggi come Trump e Cruz è guidato dai temi sociali, cioè principalmente dai sentimenti anti-immigrazione e contro i musulmani. Sono fattori che hanno sicuramente un ruolo, e i candidati li hanno sfruttati in modo efficace dopo gli attentati di Parigi e di San Bernardino alla fine dell’anno scorso.

Ma la fonte vera del malcontento in America è la debolezza economica della classe media. E’ una falsità infatti che ci sia una forte ripresa dell’economia americana – o almeno che questa ripresa venga percepita dalla popolazione in generale. In realtà finora i guadagni sono andati principalmente alle fasce superiori, mentre buona parte della gente si trova ancora in una situazione peggiore rispetto agli anni prima della Grande Crisi, e comunque con un reddito più basso e un lavoro più precario che in passato.

Molti dei nuovi posti di lavoro sono nei servizi che pagano poco, mentre la percentuale della forza lavoro americana occupata nella produzione è crollata: negli anni Settanta era del 45%, oggi è meno del 15%.

E’ in questo contesto che una certa America si sente minacciata dagli immigrati, ed è stufa di sentirsi raccontare dai politici quanto va bene l’economia. E’ simile al fenomeno di anti-politica che si vede anche in molti paesi europei.

Non deve sorprendere allora che sia Trump che Cruz fanno campagna contro gli accordi di libero scambio, per esempio prendendo a bersaglio il Trans-Pacific Partnership (TPP).

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