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Shinjuku Japan

Il Giappone verso una nuova politica industriale e gli equilibri in Asia orientale

February 11, 2023

Economia, Strategia

– di Paolo Balmas –

Quando si parla di Asia orientale l’attenzione è quasi tutta concentrata sull’ombra cinese che si estende fino all’isola di Taiwan. Si teme una guerra aperta nell’arco di pochi anni. Alcune voci dal Pentagono, non ufficiali ma prestigiose in ambito militare, avvertono che un conflitto potrebbe aprirsi non più tardi del 2025. Non tutti sono d’accordo, ma è chiaro cha la tensione aumenta. La Cina è messa alle strette, da sanzioni, da un progressivo allontanamento forzato da Taiwan, dal bisogno di gestire una trasformazione economica e sociale che ha ripercussioni sull’intera economia mondiale. In queste condizioni altre dinamiche regionali, ugualmente importanti, rimangono in secondo piano e se ne parla poco. Una di queste, forse la più rilevante per comprendere come cambiano gli equilibri geopolitici, riguarda la nuova politica industriale del Giappone.

Una porzione dell’economia giapponese dipende dalla dislocazione della produzione nazionale all’estero, particolarmente in Cina, chiaro effetto del coinvolgimento del Giappone nel processo ormai obsoleto della globalizzazione degli ultimi tre decenni. I cambiamenti, inevitabili, che si stanno svolgendo in questi anni in Cina hanno ripercussioni dirette sull’organizzazione industriale del Giappone, come del resto accade per tutte le economie occidentali che hanno installato impianti produttivi in Cina. La straordinaria crescita economica cinese sta rallentando, non ultimo a causa della progressiva saturazione dell’immenso mercato delle costruzioni, mentre il costo della manodopera aumenta e il mercato interno è più in cerca di consumi che di export. Uno dei risultati di questo processo complesso e non proprio lineare è che oggi produrre in Giappone costa meno che in Cina.

Non si tratta solo di manodopera, ma anche di materiali e logistica.

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