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La breve finestra di opportunità di Biden

June 7, 2021

Politica

(free) – di Andrew Spannaus –

Dopo i successi dei primi mesi dell’amministrazione del presidente statunitense Joe Biden nel combattere la pandemia e fornire aiuti all’economia per favorire una rapida ripresa, la Casa Bianca ha fatto sapere che proseguirà con un grande programma che trasformerà l’economia americana nei prossimi anni. Biden ha già annunciato un piano per le infrastrutture e per il lavoro, e un altro per aiutare le famiglie americane, che insieme al primo pacchetto di salvataggio già varato a marzo arriverebbero ad una cifra complessiva di circa 6 mila miliardi di dollari. Con ogni settimana che passa, però, diventa sempre meno probabile che Biden sarà in grado di mantenere le promesse, e attuare appieno effettivamente la visione neo-rooseveltiana che ha abbracciato. Il motivo principale è la situazione precaria dei democratici al Congresso, che non solo faranno fatica a raggiungere gli obiettivi immediati già annunciati dalla Casa Bianca, ma rischiano di perdere la propria maggioranza nelle elezioni di medio termine del 2022, consegnando ai repubblicani la possibilità di bloccare buona parte delle iniziative interne del presidente.

Con la pandemia e la fine del mandato di Donald Trump la politica americana sta perseguendo una nuova direzione, guidata da fattori sia di politica interna sia strategici: è il tempo di ricostruire l’economia produttiva e le filiere troppe frammentate a causa della globalizzazione, e di investire nei settori chiave come l’innovazione tecnologica e digitale per evitare di rimanere indietro di fronte all’ascesa cinese. Su questo c’è accordo bipartisan a Washington, e sono già in cantiere alcune iniziative importanti al Congresso – con il sostegno di entrambi i partiti – che destineranno centinaia di miliardi a temi come la ricerca tecnologica, le innovazioni nella manifattura, la resilienza delle catene di valore, e gli investimenti nello sviluppo economico di paesi alleati.

Ma oltre a questi campi di ampia convergenza tra le istituzioni per motivi strategici, emergono differenze importanti tra democratici e repubblicani, il che significa che Biden deve o giocare a muso duro nei prossimi mesi, spingendo il suo partito a passare sopra i repubblicani con manovre parlamentari spietate, o trovare voti tra le file del partito d’opposizione. La prima opzione non è così facile, in quanto alcuni democratici centristi si dichiarano contrari all’eliminazione dei diritti della minoranza per esempio attraverso l’ostruzionismo del filibuster (che dà la possibilità di bloccare le proposte di legge che non arrivano a 60 voti al Senato). La seconda opzione invece costringerebbe il presidente a temperare di non poco le sue ambizioni.

La conseguenza immediata di questa situazione è che la Casa Bianca ha già ridotto l’ammontare dell’American Jobs Plan, che contiene fondi per le infrastrutture “dure” come strade e ponti ma anche forti investimenti nelle pmi e nel sistema di cure per gli anziani, da 2,3 mila miliardi a 1,7 mila miliardi. Le discussioni con i repubblicani continuano, e le controproposte a questo piano di quest’ultimi sono passate da 600 miliardi a 900 miliardi. Un eventuale accordo potrebbe essere poco sopra mille miliardi, nemmeno metà di quanto sperava Biden all’inizio. E l’American Families Plan, 1,8 mila miliardi di nuove misure per l’istruzione e le famiglie, finanziate con la lotta all’evasione fiscale e l’aumento delle tasse sulle fasce benestanti, troverà senz’altro un muro d’opposizione nel mondo repubblicano. Infatti il Senatore Mitch McConnell, capogruppo repubblicano al Senato, ha già annunciato che il suo obiettivo principale è semplicemente di fermare le iniziative della nuova amministrazione.

La strada per Biden è stretta: potrebbe portare a casa alcuni risultati se giocherà bene le sue carte, ma dovrà moderare le attese rispetto agli esordi.

I repubblicani hanno dei vantaggi importanti a livello elettorale nei prossimi anni. Nel 2022 basterà poco per riconquistare la maggioranza in entrambe le camere, e storicamente il partito d’opposizione fa molto bene nella prima tornata elettorale di “medio termine”. Inoltre, i repubblicani hanno il controllo della maggioranza delle legislature statali, il che gli permetterà di ridisegnare i collegi elettorali in molti stati, con effetti pesanti: senza nemmeno una crescita dei consensi dai livelli attuali, cambiamenti alla composizione dei collegi in pochi stati come il Texas e la Florida basterebbero per sottrarre un numero sufficiente di seggi ai democratici per ribaltare il controllo della Camera dei Rappresentanti.

A guardare oltre, si profila una situazione non solo di alternanza elettorale, ma nuovi problemi in merito alla tenuta del sistema delle elezioni. Il trauma provocato dalle elezioni 2020, con l’insistenza di Donald Trump sui brogli su larga scala – senza alcuna prova, però – ha lasciato segni profondi nella popolazione americana. Circa la metà degli elettori repubblicani credono in qualche misura alla versione propugnata da Trump, e il partito non riesce ad andare oltre. Anzi, sta lavorando sistematicamente per cambiare le regole elettorali in molti stati, non solo per ridurre il voto anticipato e per posta – che tende a danneggiare di più i democratici – ma soprattutto per permettere alle legislature statali di intervenire e bloccare la certificazione del voto in caso di contestazioni. Quello che non è riuscito a Trump nel 2020, quando i funzionari locali – anche repubblicani – hanno respinto le accuse strumentali e rispettato le decisioni dei tribunali, potrebbe invece essere a portata di mano nel 2024, creando una crisi costituzionale senza precedenti.

– Newsletter Transatlantico N. 19-2021

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