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Soldi pubblici, non debito

April 14, 2020

Economia, Notizie Brevi, Politica

- di Andrew Spannaus -

La crisi del coronavirus sta costringendo i policymaker di tutto l’Occidente a rivalutare il loro approccio alla spesa pubblica. Il Congresso Usa ha approvato 2,2 trilioni di dollari di spese d’emergenza; la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha detto che i paesi possono pompare nelle loro economie denaro finché serve, e l’ex presidente della Bce Mario Draghi ha detto che occorre aumentare di molto il debito pubblico. Dove anni di rivolte populiste contro i fallimenti dell’austerità e della globalizzazione hanno fallito, il Covid-19 sembra riuscire: di colpo il deficit e il debito non hanno importanza.

E’ possibile che un establishment politico ed economico che pur di mantenere il rigore fiscale fosse disposto a rischiare la rivolta sociale abbia cambiato pelle? O si tratta semplicemente di un momento di panico temporaneo per evitare il rischio di una depressione economica senza precedenti negli ultimi decenni?

Senza un cambiamento permanente c’è da essere preoccupati. Incrementare notevolmente il debito pubblico sembra essere necessario per aiutare le economie a superare la tempesta nei prossimi mesi, ma cosa succederà dopo? Le istituzioni comunitarie sono legate ai parametri monetari dei trattati europei, e sembra anche poco probabile che i falchi del deficit negli Stati Uniti cesseranno di tentare di ridurre le spese per i poveri. Dunque le misure d’emergenza di oggi rischiano di preparare la strada ad un ritorno all’austerità su larga scala nel futuro, quando gli ideologhi del neoliberismo decideranno che la crisi è passata, e quindi il ruolo dello stato nell’economia dovrà essere di nuovo ridotto.

Un’alternativa c’è: moneta senza debito. Uno dei segreti peggio custoditi in merito alla politica monetaria è che le banche centrali creano i soldi dal nulla più o meno quando vogliono. Gli stati vendono obbligazioni e assumono debiti, ma le banche centrali non sono soggette a questi limiti. Quando il sistema finanziario globale stava collassando nell’autunno del 2008, la Federal Reserve iniettò trilioni di dollari nei mercati. Non servì alcuna autorizzazione del Congresso, e nessuno doveva fornire quei soldi alla banca centrale; li hanno semplicemente creati al computer.

Il bilancio della Fed, cioè il valore nominale degli attivi detenuti, è cresciuto da circa 870 miliardi di dollari nell’agosto 2007, ad oltre 5 trilioni oggi, e crescerà ancora di più in risposta alla crisi attuale. Non si tratta di fondi presi in prestito dalla Cina, dai fondi pensioni o da altri; e nessuno sembra preoccuparsi di “ripagarli”. Infatti, l’unico motivo che ci sarebbe di rimuovere una buona parte di questa liquidità e così ridurre la massa monetaria sarebbe se ci fosse l’inflazione a livelli significativi, ma certamente questo non è il caso per l’economia a livello complessivo.

Il metodo d’intervento delle banche centrali nell’ultimo decennio merita molte critiche. Troppo spesso la liquidità è rimasta nel settore finanziario, alimentando la crescita del valore degli assets ed aumentando la ricchezza della parte più ricca della società, mentre per gran parte della popolazione i redditi reali continuano a ristagnare.

Ma sarebbe sbagliato trarre la conclusione che l’economia non abbia bisogno di un forte stimolo. E’ vero il contrario: servono investimenti massicci, ma questi investimenti devono arrivare all’economia produttiva, piuttosto che rimanere nel settore finanziario esacerbando le disuguaglianze.

Come si può fare? La Fed sembra pronta a prendere qualche passo in questa direzione: per la prima volta estenderà dei prestiti direttamente alle società produttive, e ha un piano per fare arrivare il credito a basso costo alle piccole e medie imprese. Questo è incoraggiante, perché la Fed sta in parte seguendo le indicazioni del governo federale su dove prestare, facendo della banca centrale un braccio del governo, piuttosto che un attore monetario indipendente.

Si tratta pur sempre di prestiti, però. Molte imprese dovranno ripagarle nel tempo, salvo che si lascino i soldi sui libri di bilancio della Fed per sempre, o si eliminino con una battuta al computer come sono stati creati. Dall’altra parte, una fetta degli 867 miliardi di dollari di prestiti alle imprese autorizzati nel pacchetto d’emergenza approvato dal Congresso Usa non dovrà essere pagata se le relative società manterranno i livelli di occupazione. In questo caso, sarà il governo ad accumulare nuovi debiti. Come possiamo evitare alle generazioni future di soffrire decenni di nuovi tagli per ripagare quanto speso per l’emergenza oggi, che speriamo duri solo qualche mese?

La moneta senza debito è un concetto che in genere è stato trattato con disdegno dagli economisti tradizionali, a volte considerato un argomento dei “complottisti” che inveiscono contro i banchieri che controllano il mondo. Ma in realtà il meccanismo è piuttosto chiaro, e ha dei precedenti storici importanti. Sarà certamente non ortodosso oggi, ma l’ortodossia attuale ci ha portato non pochi disastri nei decenni recenti. E’ tempo di aprire le menti, di riconoscere che le opzioni disponibili ai governi sovrani offrono la possibilità di salvare, e di far crescere l’economia senza mutuare il futuro.

Durante la Guerra Civile americana, il Congresso degli Stati Uniti varò il Legal Tender Act del 1862, conferendo al Governo federale l’autorità di stampare carta moneta, conosciuta come i “greenback” (il biglietto verde), senza alcuna base di oro o argento. Decretando il valore legale dei nuovi biglietti per il pagamento delle tasse e di “tutti i debiti, pubblici e privati, dentro gli Stati Uniti”, quei dollari furono accettati immediatamente e fornirono una forte spinta all’economia. Entro la fine della guerra, lo Stato aveva stampato quasi 500 milioni di dollari.

Il tentativo di cambiare il meccanismo di creazione della moneta durante gli anni di Abramo Lincoln portò all’uso permanente della carta moneta negli Stati Uniti, ma non cambiò il meccanismo con cui lo stato procura soldi per le spese pubbliche: attraverso la collezione delle tasse e l’emissione di obbligazioni che diventano debito pubblico. Il sistema delle banche centrali indipendenti di oggi, che gli economisti ci dicono essere necessario per evitare troppe “interferenze” in questioni monetarie, trasferisce il potere dai rappresentanti eletti ai tecnocratici senza responsabilità diretta verso il popolo. Quindi mentre le banche centrali pomparono fondi illimitati nel settore finanziario durante la crisi del 2008/2009, la gente normale negli Stati Uniti e in Europa fu soggetta a ondate di austerità a causa dei vincoli di bilancio. E’ questa la democrazia?

Gli stati hanno la possibilità di creare moneta senza prenderla in prestito da nessuno. La principale obiezione tecnica alla moneta senza debito è che provocherebbe l’inflazione. Ma questa obiezione è facile da superare: prima di tutto, le tasse servono per evitare l’inflazione e gli squilibri economici che possono risultare da una pessima allocazione dei soldi (e non servono in realtà a generare entrate per lo Stato). In secondo luogo, l’obiettivo della creazione della moneta deve essere di aumentare la produttività e il valore complessivo dell’economia. Questi possono essere alimentati dagli investimenti nelle infrastrutture, nell’industria e nell’innovazione, cioè spese mirate che creano valore duraturo, non semplicemente soldi buttati in giro per migliorare il dato del Pil. Sarà sempre necessario aggiustare la massa monetaria in relazione alle condizioni economiche; ma gli obiettivi di tali interventi saranno più chiari.

Significa che non ci sarà più il pericolo che i politici spenderanno troppo a qualche punto, e che indirizzeranno i soldi verso i progetti sbagliati? No, ma almeno ci sarà un controllo politico diretto sulle loro azioni, attraverso le elezioni. Lo stesso non si può dire per le banche centrali, e per i mercati finanziari, che hanno avuto un ruolo significativo nella creazione di numerose bolle speculative nei decenni recenti.

I soldi vengono creati dal nulla ogni giorno, attraverso le operazioni delle banche centrali e il sistema della riserva frazionaria. Quando le banche fanno un prestito tengono solo una piccola parte di riserva, un sistema che funziona bene quando i fondi vengono utilizzati per generare attività produttive e ricchezza tangibile. Se i fondi finiscono in delle bolle, invece, il risultato può essere un crac catastrofico. Il vincolo viene da come si utilizzano i soldi, non dal fatto stesso della loro esistenza.

Quindi è ora di abbandonare la finzione che non possiamo creare i soldi. Succede già, ma viene gestita in modo che non aiuta la maggioranza dei cittadini. Gli stati sovrani possono cambiare i vincoli formali sulla creazione di moneta per affrontare questa crisi. Gli Stati Uniti potrebbero cominciare subito. L’Europa, invece, dovrà o liberare le istituzioni Ue dalle proprie catene neoliberali – che sembra poco probabile – oppure permettere ai governi nazionali di lavorare per promuovere il bene comune.

Leggi l’articolo originale in inglese su Aspenia Online

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