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I mercati e la politica

- (free) - L’ASIG (Associazione per lo Scambio Economico Italo – Euroasiatico) ha organizzato una conferenza a Milano il 28 novembre sul tema della relazione tra la comunicazione politica e i mercati finanziari. E’ stata l’occasione per ricordare uno dei casi più eclatanti di utilizzo della giustificazione dei “mercati” per imporre scelte politiche impopolari nella storia recente italiana, quella della famosa lettera della BCE al Governo italiano del 5 agosto 2011.

Nel suo intervento Andrew Spannaus ha ricordato come dal 1992 in poi l’Italia si è trovata costantemente sotto esame da parte dei mercati e dei partner internazionali, che in apparenza hanno costretto i vari esecutivi – prima tecnici e poi politici – ad attuare una serie di riforme strutturali che hanno avuto effetti profondi sulla qualità dei servizi pubblici e anche i livelli di tassazione.

L’apoteosi di questo metodo arriva durante la crisi del 2011, quando la lettera firmata da Mario Draghi e Jean-Claude Trichet citava le difficoltà sui mercati come motivo impellente per una serie di azioni da prendere. In apertura, i due dirigenti della BCE scrissero:

“Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un’azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori”.

Com’è noto, le azioni richieste comprendevano modifiche al mercato del lavoro, “riforme radicali” per piena liberalizzazione di servizi e di professioni, privatizzazioni su larga scala, l’anticipo del pareggio di bilancio, tagli alle pensioni, tagli alle spese delle autorità locali, ecc. Molti di questi temi erano stati già discussi con il Governo Berlusconi, ma alcuni – in modo particolare l’anticipo del pareggio di bilancio – giunsero come sorpresa, mettendo grandi pressioni sull’Italia in un momento molto delicato.

Nella parte conclusiva della missiva si tornò a giustificare le richieste in base alla reazione del mondo della finanza, aggiungendo anche le indicazioni di come il Governo sarebbe dovuto procedere:

“Vista la gravità dell’attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio.”

Dunque Mario Draghi, rappresentante della BCE, istituzione ufficiale dell’Unione Europea (seppur non di proprietà pubblica) dettava le condizioni, molto dettagliate, per placare i mercati finanziari. E chiedeva che si agisse per decreto, con ratifica parlamentare in meno di due mesi, quindi senza passare per la normale dialettica politica. Alcune persone nelle istituzioni e nella società italiane condividevano le riforme richieste dalla BCE; per gran parte della società però gli effetti delle politiche attuate negli anni 2011-2014 sono stati molto pesanti, con forti programmi di austerità e una conseguente riduzione significativa della produzione industriale e anche della ricchezza. In questo caso è innegabile che le istituzioni pubbliche hanno utilizzato la giustificazione dei mercati per imporre cambiamenti che altrimenti sarebbero stati molto difficili da ottenere.

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