Scacco matto all’Occidente: il pendolo del potere

February 25, 2015

Politica, Strategia

(free) Antonio Maria Costa parla del suo thriller The Checkmate Pendulum

- di Andrew Spannaus –

Cover Checkmate Pendulum

Antonio Maria Costa è un italiano che ha lavorato più all’estero che nel proprio paese. Ha ricoperto ruoli di rilievo nelle istituzioni internazionali per decenni, all’Unione Europea, alla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (EBRD), all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo (OECD). Per quasi un decennio è stato a capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC) con sede a Vienna.

Io conobbi Costa tre anni fa, quando lo intervistai per la rivista EIR. In quell’occasione parlò di come i soldi della droga furono utilizzati per salvare il sistema finanziario mondiale. (Costa interview on Transatlantico.info) In quanto ex-Tzar anti-droga dell’ONU è un profondo conoscitore dei meccanismi del riciclaggio e degli interessi che promuovono la legalizzazione della droga per motivi tutt’altro che terapeutici o ludici.

Pochi mesi fa Costa ha pubblicato un romanzo intitolato The Checkmate Pendulum, frutto di vent’anni di lavoro e di studi approfonditi sui meccanismi militari, economici e strategici che sottostanno ai processi geopolitici globali.

Ogni riferimento a persone reali è puramente casuale,” of course, ma il tema è la realtà del mondo attuale, ad alto livello. Il protagonista del libro è il giornalista televisivo Pierre G. Bosco, che nelle sue indagini sui traffici d’armi e il riciclaggio del denaro svela meccanismi che vanno ben oltre ciò che appare al grande pubblico: è in atto una battaglia per l’egemonia mondiale in cui si intrecciano criminalità, finanza e politica. La storia è complessa e molto ben costruita, per una lettura che coinvolge il lettore attento ai temi che decideranno il nostro futuro.

La grande qualità del libro di Costa ci dà l’occasione di discutere questioni geopolitiche su un piano elevato, anche laddove la visione dell’autore non coincide completamente con la mia interpretazione degli eventi mondiali. L’autore identifica bene i temi più importanti — dal ruolo dell’Europa allo scontro inevitabile tra i paesi occidentali e i vecchi/nuovi competitors, principalmente la Russia e la Cina. Costa non fa sconti alla Russia, in linea con la percezione diffusa in Occidente di una potenza debole ma aggressiva, pronta a tutto pur di non vedersi marginalizzare.

Infine però il pendolo della storia ci porta in Cina, che agisce in modo ben diverso dal vecchio orso eurasiatico, presentandosi con un sorriso e montagne di soldi che servono a spostare verso Oriente, in modo graduale ma certo, il potere sul mondo e su noi stessi. “La fine dello strapotere della razza bianca,” conclude il protagonista a metà romanzo.

La conclusione di The Checkmate Pendulum introduce una bella sorpresa, che alza il livello del ragionamento dal mero piano del potere per far capire come i processi non avvengono in un vuoto. Non si tratta di pura sete di dominio da parte dei cinesi che vorrebbero imporsi sulla nostra vita occidentale. Riguarda anche gli effetti della nostra storia e dei nostri errori, che vanno affrontati – aggiungo io – pena la perdita di quegli aspetti positivi della nostra società che finora hanno influenzato il mondo.

Abbiamo chiesto a Costa di spiegarci la sua visione su alcuni dei temi principali. Presentiamo le sue risposte qui sotto, e non possiamo che incoraggiare tutti a leggere il libro, impegnativo ma gratificante.

 

 

L’Unione europea

Spannaus: Nel suo libro il protagonista cambia gradualmente la propria visione dell’Europa: dapprima crede nella necessità di un’integrazione stretta in linea con l’idea degli “Stati Uniti d’Europa” (USE), poi approda ad un approccio meno ambizioso e più realistico, “l’Unione delle Nazioni Europee”. L’Unione europea è andata troppo in là nel togliere la sovranità nazionale? C’è un motivo concettuale per cui gli USE non possono funzionare, o è semplicemente una questione pratica?

Costa: All’inizio del romanzo ci sono due motivazioni che determinano l’atteggiamento del protagonista (Pierre G. Bosco) verso l’Europa. La prima è personale: la sua famiglia soffrì terribilmente durante la Seconda Guerra Mondiale e lui crebbe convinto che la pace sul continente fosse possibile solo attraverso una fusione degli stati nazionali europei in una federazione continentale. Il secondo motivo è strategico: si rende conto che solo le grandi potenze possono affrontare con successo la globalizzazione. Per raggiungere un posizione di rilevanza globale, l’Europa si deve unire per poter creare la forza politica, finanziaria e militare adeguata nei confronti della Russia, della Cina e degli Usa.

Che cosa ha provocato la confusione di oggi a Bruxelles? Il progetto originario dell’Ue riguardava l’unificazione politica, perseguita per via economica (l’unione doganale, il mercato comune, la moneta comune, ecc.): non un processo ideale, e certamente non guidato dai principi filosofici della democrazia, della libertà e della pace – ma in ogni caso un progresso rispetto alle guerre del secolo precedente. Invece della coesione continentale i paesi continuano a seguire i propri obiettivi nazionali dentro l’Ue. Per la Francia l’Europa unita è il modo migliore di limitare la Germania. La Germania ha bisogno dell’Ue per consolidare la propria superiorità sul continente. Per i paesi meridionali l’Ue è il modo migliore di trasferire il conto per i loro problemi finanziari. Per l’Europa orientale l’Ue è una polizza d’assicurazione contro la Russia. Per i britannici, integrati come sono nel mercato europeo ma separati dalla moneta, l’Ue è un altro modo di dimostrare la propria natura insulare.

Con queste fondamenta deboli, il processo di integrazione si è arrestato: il mercato unico non è mai stato realizzato appieno, l’unione monetaria non è stata accompagnata dall’unione fiscale, una politica comune della difesa non è stata creata, i paesi conducono la politica estera a secondo dei principi nazionali. L’incompetenza incurabile delle istituzioni europee (Commissione e Parlamento) e le crisi finanziarie (seguite da condizioni di disoccupazione da depressione economica) hanno reso la gente disillusa. A questo punto, storicamente, qualsiasi tentativo di promuovere ancora il concetto dell’USE sarà un disastro.

Di conseguenza, man mano che si sviluppa la storia del libro, i sentimenti del protagonista si spostano verso una forma di integrazione europea più realistica, meno stretta – gestita dal Consiglio (dei Ministri) Ue piuttosto che dalla Commissione e dal Parlamento Europeo. Come il protagonista, io credo che il movimento verso l’unificazione politica in Europa tornerà prima o poi, ma non in questa generazione; e nemmeno nella prossima. Molto dipenderà dalle pressioni esterne: più forti saranno le minacce dall’esterno (Russia, Cina e perfino gli USA), più grande sarà la probabilità che riprenderà la spinta verso gli USE.

Il ruolo della Germania

Spannaus: Legato a questo tema è il ruolo della Germania. Nel libro si sottolinea molto la natura duplice del paese: i suoi successi economici e contributi culturali positivi da una parte, e il suo impulso apparentemente irrefrenabile di dominare sui propri vicini dall’altra.

La Germania è vista in genere come responsabile delle politiche di bilancio rigide nell’Ue in questo momento, ma c’è stata una trasformazione più ampia delle economie europee negli ultimi 25 anni: il modello più industriale ha ceduto ad un sistema cosiddetto di libero mercato che viene dominato dai grandi interessi finanziari che si oppongono all’intervento dello stato, in particolare al livello nazionale.

Chi è responsabile della crisi economica e politica in Europa?

Costa: Il ruolo predominante della Germania in Europa è un’inevitabilità storica caratterizzata da aspetti buoni ma anche preoccupanti. L’Ue è un gigante economico (con un Pil di 17 mila miliardi di dollari, quanto quello degli Usa) con i piedi di argilla (in termini politici e di difesa). Un capitolo del libro è intitolato: “Gli europei sono il nemico più grande dell’Europa”, per sottolineare il fatto che la debolezza dell’Europa è dovuta alle proprie linee di faglia – i grandi varchi che percorrono il continente e separano antiche tribù. Nel corso della storia, a turni queste culture hanno conquistato il continente, di solito uccidendo milioni nel farlo. L’Ue è stata progettata e (parzialmente) realizzata per evitare tali catastrofi nel futuro: ha messo al bando la guerra condotta con i soldati e le armi. La crisi attuale dimostra il punto: i paesi forti (quelli nordici, guidati dalla Germania) e anche i paesi deboli (quelli mediterranei) hanno bisogno gli uni degli altri. I paesi poveri vogliono i soldi, oppure distruggono il sistema. I paesi ricchi perseguono l’austerità, a rischio di distruggere il sistema. Dentro l’Europa la battaglia ora verte intorno al commercio e alle finanze, non alla terra e alla gente. Come dice il protagonista, “l’economia, che è al centro dell’integrazione europea, è la continuazione della guerra con altri mezzi”. E in questo conflitto moderno la Germania è molto forte.

L’avidità della finanza

Spannaus: Lei ha creato un sito web per il Premio “Mammon”, un premio che va alla persona o all’organizzazione che rappresenta l’avidità finanziaria più sfacciata. (www.mammon-prize.com) Ormai tutti sanno del ruolo svolto dalla finanza speculativa nel creare la crisi, eppure le poche riforme recenti del sistema sono state molto deboli e si temono nuove bolle e crolli a breve. Secondo Lei, i meccanismi dell’avidità sono insiti nel sistema stesso, o riguardano più il comportamento degli individui o una cultura depravata? Quali misure si potrebbero prendere per cambiare la situazione?

Costa: In modo franco e unico, The Checkmate Pendulum presenta questioni che devono essere affrontate sia dentro che fuori l’Europa. Il romanzo non è contro niente o nessuno – con una sola eccezione: critica chiaramente e ripetutamente il settore bancario che ha causato il crac finanziario del 2008 e la successiva crisi economica (si pensi alla disoccupazione di massa) e la crisi politica (si pensi all’arrivo al potere dei politici populisti).

Il libro indica tre cause della crisi finanziaria: la negligenza dei governi, il fallimento della regolamentazione, e l’avidità dei banchieri. Non è cambiato molto da quando è scoppiata la crisi. Alcune misure limitate sono state adottate negli ultimi anni – che sono essenzialmente inadeguate:

(i) i governi rimangono fondamentalmente corrotti – non nel senso che i politici intascano i soldi, ma perchè non vogliono affrontare il big business perchè hanno bisogno di essere sostenuti da esso (sia finanziariamente che in altro modo);

(ii) i cambiamenti regolamentari, che sembravano enormi all’inizio della crisi, sono stati sventrati dalle lobby finanziarie. Le banche sono riuscite ad indebolire la riforma sui requisiti di capitale di Basilea III, necessari per scoraggiare il comportamento rischioso. Negli Stati Uniti un elemento chiave della legge Dodd-Frank, la separazione delle operazioni commerciali e speculative delle banche (la Volcker Rule), viene attuato in modo solo limitato. E in Europa buona parte delle raccomandazioni contenute nel Rapporto Liikanen sono state messe da parte.

Il libro riconosce tutto questo, ma va anche oltre. Mette in discussione l’idea che le banche e i banchieri sono troppo importanti per fallire o per andare in galera (too big to fail or jail), e quindi sfida anche l’idea che il comportamento criminale che ha provocato la crisi è stato attuato da un numero ristretto di persone avide, di banchieri. “Non è corretto. C’è qualcosa di profondamente sbagliato con la cultura bancaria in generale – dice il protagonista – piena com’è di furti, speculazione, frode, usura e il gioco d’azzardo con i soldi degli altri”.

Il libro incita ad un cambiamento culturale per riportare l’attività bancaria alle sue origini: l’intermediazione onesta tra quelli che risparmiano e quelli che investono. Personalmente, io insisto: dobbiamo mettere fine ad un sistema che permette ai banchieri di fare profitti vergognosi, mentre i contribuenti affrontano i costi dei rischi assunti dai banchieri.

I BRICS

Spannaus: La Russia, la Cina e altri paesi cosiddetti emergenti stanno lavorando insieme per formare un blocco di nazioni disposte a cooperare sullo sviluppo economico e le questioni di sicurezza, in risposta a ciò che si percepisce come il fallimento e anche l’ostilità del mondo occidentale.

Nel romanzo, risulta che un funzionario cinese è la fonte ultima di una strategia per ottenere il potere sull’Occidente per via economica, in risposta all’umiliazione del trattamento coloniale nei secoli passati.

Pensa che questa oscillazione del pendolo sia inevitabile, con una divisione in blocchi contrastanti? O sarebbe possibile creare aree di cooperazione, per esempio nello sviluppo economico, su grandi progetti scientifici, e su questioni di sicurezza come il terrorismo? L’alternativa sembrerebbe essere un conflitto e il declino dell’Occidente, un’eventualità molto pericolosa considerando che nessuno vuole perdere la propria influenza strategica, e che il rimedio tradizionale per conflitti di questo tipo – la guerra – è impensabile nel mondo di oggi con la presenza delle armi nucleari.

Costa: La fine della civiltà occidentale è stata discussa (e annunciata) da molti storici in passato. Prima Huizinga e poi Spengler ne hanno scritto. La dura realtà di oggi dimostra che ora sta avvenendo.

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One Response to “Scacco matto all’Occidente: il pendolo del potere”

  1. observer Says:

    Costa dimostra di non sapere assolutamente nulla (o fingere di non saperlo) della storia dell’integrazione europea e dello stato attuale dell’UE.

    Il processo d’integrazione europea non è “certamente non guidato dai principi filosofici della democrazia, della libertà e della pace”, cosa del tutto assurda da sostenere per chiunque ne abbia studiato le origini, ma si raggiunge il massimo sostenendo che ci vorrebbe “una forma di integrazione europea più realistica, meno stretta – gestita dal Consiglio (dei Ministri) Ue piuttosto che dalla Commissione e dal Parlamento Europeo.”. Posizione del tutto assurda semplicemete perchè questo auspicio descrive -esattamente la situazione rale e oderna- : l’UE è diretta proprio dal Consiglio, organismo che prende tutte le decisioni fondamentali con tanto di diritto di veto per ogni stato su queste, e non dalla Commissione (organismo esecutivo che non ha nessun potere decisionale) o il Parlamento (che ha potere di co-decisione col Consiglio sulle leggi, ma non potere di predere decisioni in tema di governo generale dell’UE).

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