Ivan Ilyin fra Oriente e Occidente

October 2, 2015

Cultura

(free) – di Paolo Balmas -

Lo scorso 20 settembre 2015 Foreign Affairs ha pubblicato un articolo su Ivan Ilyin (1883-1954), dal titolo “Il filosofo di Putin”, firmato da Anton Barbashin e Hannah Thoburn. La prestigiosa rivista dimostra come la politica internazionale russa si ispiri alle teorie geopolitiche di Ilyin, personaggio poco noto in Occidente, ma ormai famoso in Russia come negli ambienti politici e militari di tutto il mondo.

Il “filosofo” è una figura controversa, associato a volte al pensiero anarchico, altre al pensiero tedesco che ispirò il nazismo, a volte alla radice politica di un nuovo nazionalsocialismo russo, al quale si attribuisce l’obiettivo totalitario di dominio sul continente eurasiatico (almeno di quella porzione costituita dall’Unione Europea e dall’Unione Economica Eurasiatica). Al nuovo establishment russo piace sicuramente per la sua ispirazione cristiano-ortodossa, alla quale l’élite del paese si rivolge da quando il comunismo sovietico è divenuto una pagina noiosa della storia nazionale.

La tesi che emerge dall’articolo, confermata dallo scenario geostrategico attuale, dimostra che le teorie di Ilyin hanno un fondamento solido, visto che le sue preoccupazioni sono finite per concretizzarsi. In particolare ciò risulta vero quando si parla di guerra civile, quella inevitabile con la caduta dell’Unione Sovietica; quando si parla di Caucaso e soprattutto di Ucraina.

Infatti, si legge che Ilyin considerava l’Ucraina come punto nevralgico del confronto fra la sua madrepatria e l’Occidente. A tal proposito, colpisce il fatto che le forze d’Occidente avrebbero utilizzato, nel loro intento espansionistico, il supporto idealistico di espressioni come “democratizzazione” e “trionfo della libertà”.

Ripensando al colpo di stato del Maidan, con cui le fazioni ucraine filo-occidentali si sono messe alla guida dell’Ucraina, appoggiate da organizzazioni come la Ned (per un approfondimento si rimanda alle analisi di Robert Parry apparse sul suo blog: consortiumnews.com), ci si chiede se le teorie di Ilyin non abbiano ispirato più i governi occidentali che quello russo.

Malgrado nei Balcani e nel Caucaso si siano già consumate guerre civili, più o meno lunghe, il sospetto che rimanga qualcosa di irrisolto in quelle terre è molto forte. In fondo, Ilyin affermò chiaramente che l’Occidente avrebbe fatto leva e avrebbe sfruttato quelle condizioni di instabilità fino a che non avrebbe assistito alla definitiva caduta di Mosca.

Fino a oggi sembra che lo scenario geopolitico descritto da Ilyin sia più che reale. Si può solo sperare che a Washington, a Bruxelles e al Cremlino non lo prendano eccessivamente in considerazione, soprattutto per prevenire le possibili mosse del nemico. Il rischio è quello di scivolare verso un evitabile conflitto aperto.

- Newsletter Transatlantico N. 72-2015

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