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Cambiamenti climatici: tutti d’accordo?

April 22, 2015

Economia

– di Andrew Spannaus –

Sembrava che il dibattito sui cambiamenti climatici fosse già risolto, cioè che ormai non ci fossero dubbi che l’attività umana stesse provocando un forte riscaldamento del pianeta, oltre ad un’intensificazione degli eventi atmosferici estremi. Questo “dato di fatto” viene preso come acquisito per le attività di previsione dei governi, degli organismi internazionali e degli istituti di ricerca. Invero chi mette in discussione la teoria dominante viene spesso considerato antiscientifico o ispirato da interessi di parte.

Eppure lo scorso 15 aprile al Politecnico di Milano (campus Bovisa) si è tenuto un seminario molto interessante in cui due professori si sono confrontati con due punti di vista ben diversi sul tema: il Prof. Ernesto Pedrocchi del Dipartimento di Energia, scettico sulle affermazioni catastrofiste, e il Prof. Stefano Caserini del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, convinto sostenitore delle tesi dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) delle Nazioni Unite.

L’evento è stato organizzato con grande risalto per mettere “dati e interpretazioni a confronto” sul problema del cambiamento del clima globale, alla presenza di centinaia di studenti e esperti e anche del rettore del Politecnico Giovanni Azzone, che ha introdotto il seminario nell’aula più grande dell’università.

Chi non è uno scienziato – compreso il sottoscritto – fa sicuramente fatica a giudicare i diversi argomenti dal punto di vista tecnico. Si può senza dubbio affermare però, che la versione dominante che sentiamo sui media di una comunità scientifica pressoché unanime nell’aspettarsi uno sconvolgimento del clima nei prossimi anni a causa dell’attività economica umana non riflette la realtà.

Prima di presentare qualche aspetto citato dai professori del Politecnico, cerchiamo di fare un minimo di ordine concettuale in merito al tema.

Il primo dato è che la terra si è sicuramente scaldata nell’ultimo secolo. Su questo punto non ci sono grandi differenze d’opinione. I metodi di misura attuali sono piuttosto precisi e rilevano un aumento dello 0,8°C circa dal 1880.

E’ il prossimo passo del ragionamento che è oggetto di discussione, cioè che questo aumento sia il risultato delle grandi quantità di CO2 immesse nell’atmosfera dall’uomo. Ci sono numerose questioni scientifiche legate a questa affermazione, ma la principale è se si può affermare con relativa certezza che l’aumento della CO2 produce un aumento della temperatura globale. Secondo la versione dominante la risposta è sì, e negli ultimi decenni si sono sviluppati numerosi modelli scientifici che dovrebbero avvalorare questa teoria.

I critici invece dicono che la certezza in merito alla correlazione CO2-temperatura non è molto alta, e anzi che ci sono altri fattori da prendere in considerazione, dai cicli astronomici all’attività solare. Ed è qui che vediamo una divergenza di metodo: gli scettici indicano i dati storici di migliaia di anni per dimostrare che il riscaldamento di questi anni non è una novità, e che forse non è neanche così preoccupante; i fautori della teoria antropogenica invece puntano sui modelli teorici, tentando di smontare le obiezioni con spiegazioni tecniche dei meccanismi fisici che dovrebbero dimostrare una correlazione “certa” tra le emissioni e l’aumento delle temperature.

Prendiamo un esempio dal dibattito del Politecnico.

Il Prof. Caserini ha presentato un grafico che mostra l’aumento della concentrazione della CO2 nell’atmosfera negli ultimi decenni, insieme all’aumento della temperatura globale. La concentrazione della CO2 è cresciuta fortemente, e siccome i modelli dicono che a concentrazioni più alte aumenta l’effetto serra, Caserini esclude che si possa negare l’effetto delle emissioni.

Il Prof. Pedrocchi ha presentato una visuale più ampia, facendo vedere come l’aumento della temperatura nel periodo recente in realtà segue una tendenza storica ricorrente, e quindi per nulla sorprendente. Nel grafico si vede che il riscaldamento attuale sembra fare parte di un ciclo che dura migliaia di anni, che finora non ha ancora toccato i massimi raggiunti oltre 12 mila o 32 mila anni fa, periodi per cui l’intervento dell’uomo non andrebbe considerato.

 Temperature 500.000 anni

Questa differenza di approccio è stata evidente anche in altri casi, per esempio quello delle radiazioni solari. Da anni gli scettici fanno notare che l’emissione di radiazioni solari segue un andamento simile al grafico presentato sopra, e dunque parrebbe essere un altro fattore forte nell’influenzare il clima della terra.

Mentre Caserini ha citato vari studi recenti che smonterebbero le teorie sull’influenza del sole, Pedrocchi, pur ammettendo delle anomalie negli ultimi anni, ha chiesto: ma è possibile che una correlazione così forte nello spazio di millenni ora non conta più nulla?

Abbiamo citato qui solo due punti specifici per dimostrare l’approccio diverso nei due campi. Ovviamente ce ne sono molti altri, ma quello che ci sembra importante sono le diverse conseguenze che si traggono in base alle conclusioni raggiunte.

Siamo molto abituati a sentire che l’umanità ha raggiunto un punto di non ritorno e che stiamo mettendo in discussione la capacità stessa di esistere nei prossimi secoli. Infatti le previsioni più drastiche dell’IPCC – soggette a forti critiche – dipingono scenari in cui i livelli dei mari aumenteranno di vari metri e l’uomo dovrà modificare fortemente il proprio modello economico e sociale per adattarsi ai cambiamenti.

Queste previsioni vengono anche utilizzate in modo strumentale, per avvalorare una visione che vede gli esseri umani come un fattore distruttivo e non creativo sulla terra.

Dall’altra parte troviamo una visione “realista”, espressa da personaggi come Pedrocchi e il Prof. Richard Lindzen, professore emerito di scienze atmosferiche del MIT, che si può riassumere così:

– non è chiaro se l’uomo stia contribuendo all’aumento della temperatura globale;

– non è detto che un aumento della temperatura globale di qualche grado (le previsioni per il prossimo secolo) sia necessariamente negativo;

– le misure che si propongono per ridurre le emissioni non sono lontanamente sufficienti a fermare questo processo, se in effetti fosse in atto.

Da ultimo possiamo aggiungere – attingendo anche alle posizioni del noto scienziato italiano Antonino Zichichi – che mentre si possono avere tanti dubbi sulle previsioni catastrofiche in merito ai cambiamenti globali, ci sono invece dei problemi ambientali molto gravi che andrebbero affrontati subito per evitare l’aumento dei problemi per l’economia e la salute del genere umano, a partire da fenomeni come l’inquinamento del suolo e dell’aria e la scarsità dell’acqua. Si tratta di problemi che richiedono una rivoluzione tecnologia e politica nell’utilizzazione delle risorse e del territorio.

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